La nobiltà del lavoro

Una storia meridionale



Autore:
Collana: Letteratura e linguistica
Formato: 17 x 24 cm
Legatura: Filorefe
ISBN13: 9788849218947
ISBN10: 884921894X
Ub.int: T317G T409F V22b V37f V90e V91c

Anno di edizione:
Pagine: 336

Contenuto: N° 80 della collana "Le storie della Storia" fondata da Giuseppe Selvaggi e diretta da Silvio Traversa

Il romanzo narra la storia di un giovane, appartenente ad una famiglia agiata della borghesia siciliana, il cui padre era medico ed imprenditore agricolo. Per l'operare di una grave crisi economica, l'autore è costretto a rinunciare alla sua grande aspirazione, quella di frequentare la facoltà di ingegneria nell'Università di Napoli, ripiegando quindi sulla carriera militare, cosí da non gravare eccessivamente sulla famiglia in una contingenza economica sfavorevole. La storia si svolge prevalentemente all'ombra di due vulcani, l'Etna ed il Vesuvio, che rappresentano, l'uno il luogo d'origine del protagonista, in provincia di Catania, nei pressi di Caltagirone; l'altro identifica la città di Napoli ove, dopo l'Accademia militare, l'autore si sposa giovanissimo e stabilisce in anni successivi la residenza, perfezionandosi nelle scienze agrarie e svolgendovi la sua attività. Il linguaggio della narrazione risente dell'epoca in cui il romanzo è stato scritto e, tuttavia, per taluni spaccati di vita locale, con la singolare individuazione di avvenimenti e personaggi efficacemente descritti, costituisce una rappresentazione vivissima di un periodo storico particolarmente interessante. Sorprende, inoltre, per la modernità di talune intuizioni, ad esempio le relazioni tra proprietari terrieri e contadini e la valutazione di un concetto di nobiltà, che emblematicamente dà titolo all'opera: entrambe precorrono i tempi, anticipando soluzioni nei rapporti economici e sociali del Paese che saranno posti alla base
della nuova Costituzione repubblicana.

Luciano Traversa quarto di sette figli del medico Antonio Traversa e di Giuseppa Spampinato, nasce in Sicilia, il 25 gennaio 1868, a San Michele di Ganzaria, ridente paese agricolo adagiato tra le colline, in provincia di Catania, nel circondario di Caltagirone, non distante da Piazza Armerina, importante zona archeologica della Sicilia nota per la splendida villa romana del Casale. L'autore, negli anni 1885 e seguenti, partecipa al corso della Scuola Militare di Modena ove ottiene l'accesso gratuito per merito di studio, classificandosi tra i primi; con R. decreto 2 agosto 1886 è nominato sottotenente, nel 1889, tenente e poi, nel 1904, è promosso al grado di capitano e collocato, a sua richiesta, nei ruoli degli ufficiali di complemento. Si sposa giovanissimo, il 25.9.1890, nella basilica di San Lorenzo a Napoli, con la nobildonna Argia Belmonte, duchessa di Sant'Angelo a Fasanella dalla quale ha 4 figli, due dei quali deceduti in giovane età (Giuseppina e Francesco) e gli altri due, Antonio (padre di noi nipoti che stiamo curando la presente edizione) e Angelina, entrambi deceduti in Roma, il primo l'1.11.1969, la seconda l'11.7.1979; Tra le suemolteplici attività ed incarichi si ricordano: Licenza Istituto Tecnico con diploma professionale di agronomo; Patente di segretario comunale nel 1893 e Soprintendente scolastico nel 1894; Segretario comunale in San Michele di Ganzaria (1893-1895) e in Viagrande (1896-1900); Sindaco di San Michele di Ganzaria (1901-1903); Segretario comunale capo in Arzano (NA); Fondatore (1903) e direttore (1905) del settimanale di agricoltura, industria e commercio agrario "Il progresso agricolo" e del quindicinale "Poseidonia" (1921); Iscritto all'albo dei periti della Corte d'Appello di Napoli (1906); Delegato Tecnico per il riordinamento dell'imposta fondiaria (1908-1915) in circa 60 comuni tra cui Salerno. Amalfi, Cerignola, Canosa di Puglie etc.; Collabora con riviste e giornali: in particolare è redattore de " Il Giorno" il quotidiano di Matilde Serao; Campagna di Guerra 1915-1918, prima al Comando di truppe mobilitate in zona di operazioni e poi come Capo Ufficio riservato Ufficiali nei Comandi delle divisioni di Chieti e di Napoli fino ad aprile 1919, con il grado di maggiore e poi di tenente colonnello (dal 27maggio 1918); Dirige ed amministra grandi aziende agrarie, compiendone bonifica, trasformazione, miglioramento fondiario ed ordinamento amministrativo (Principe di Migliano,Marchese Pinto, Istituto di Fondi Rustici). Molteplici sono le sue pubblicazioni nei tre principali campi di attività: militare, dell' amministrazione comunale ed in materia di agricoltura e contenzioso catastale, di cui si richiamano, rispettivamente: 1) "Consigli amichevoli agli allievi ufficiali di complemento" (1888), "Sulle fortificazioni campali" (1891) e "La piazza marittima di Messina" (1891); 2) "L'arbitrato nelle vertenze fra le pubbliche amministrazioni e gli appaltatori di opere pubbliche" (1904), "Il bilancio del comune di Caltagirone" e "La questione demaniale in Caltagirone", (1905); 3) "Il malandrinaggio e l'abigeato in Sicilia" (1907), "Gli agrumeti di Amalfi e le nuove tariffe catastali" (1906) ed una serie di scritti dal titolo "Ragioni illustrative dei reclami contro le tariffe catastali di…" riferiti ad Amalfi, Mercato Sanseverino, Felitto, Sapri,Valva e Auletta (1906-1907) e ancora "L'agitazione per i patti agrari in Sicilia, appunti e proposte" (1903), "Per un partito agrario" (1903) e, infine "Relazione dei danni prodotti alle campagne dall'eruzione del Vesuvio" (aprile 1906). Muore in Roma, ottantenne, il 9 settembre 1948.