Immagini d'orma interrotta

a-traverso



Autore:
Collana: Architettura, Urbanistica, Ambiente
Formato: 22 x 22 cm
Legatura: Filorefe
ISBN13: 9788849241631
ISBN10: 9788849241631
Ub.int: T510A V57B

Anno di edizione:
Pagine: 112

Contenuto: Tra opere d'architettura, disegni, dipinti, espressi tra gli anni 2001 - 2015, s'impegna l'artista nella ricerca d'un paesaggio sognato, trovandone l'attivazione nella prassi del fare. Attraverso i colori, i rilievi di questi, il senso del segno, con una circolare invenzione, ritorna verso la ricerca sottile, poetica delle radici del suo risiedere negli amati luoghi natii. Ed allora i tetti, le cupole, le sagome degli storici edifici e di quelli da lui progettati, che da questi traggono spunto, senso, figura. E la vegetazione, poi, quella propria conferma, svettando, l'amata immagine sua dei pini, dei cipressi che spesso appaiono a commento.

Aleardo Nardinocchi (Roma, 1974 - 2015) rivelò presto l'animo suo di grande artista. S'espresse nei segni complessi che raccolsero il canto delle molteplicità dell'umano percorrere la terra, lasciando orme che indichino il cammino. Attraverso il colore, attivato con ritmi diversi di figure, ricercò l'armonia di dinamiche storie stratificate, degli uomini che incessantemente cercano di cogliere il mistero dell'esserci. Fu egli architetto del paesaggio, intendendo questo come volto denso, sovrapposto negli strati della terra che danza, con le molteplici fisionomie del suo esistere. Trasmise il processo di trasvalicanti figure dai banchi dell'Università agli studenti che lo ricordano, sempre, attraverso il tempo, senza tramonto raccogliendo il testimone per comporre fisionomie tra il figurativo e l'astratto, con il ricordo da egli trasmesso di quel che gli uomini son sempre stati, ed han lasciato come ineludibile patrimonio a noi tutti.

Roberto Nardinocchi (Fiume 1944), laureato in architettura alla Sapienza di Roma nel 1969, si è occupato di progettazione architettonica ed urbanistica. Ora si dedica completamente alla raccolta e diffusione delle opere lasciate da suo figlio Aleardo, che, nel 2015, fu definito dal direttore del Dipartimento di Architettura
di Roma Tre: “Architetto, artista e docente appassionato”.