Clivo

lettura morfologica del paesaggio della Divina Commedia con le cantiche figurate da Giulio Repulino



Autore:
Collana: Arte
Formato: 17 x 12 cm
Legatura: Filorefe
ISBN13: 9788849240627
ISBN10: 9788849240627
Ub.int: T506D V50d

Anno di edizione:
Pagine: 80

Contenuto: È singolare come i vocaboli acquistino nel tempo sapori diversi dall'etimo che li origina e come lo stesso suono delle parole introduca variazioni alle immagini che vi si associano… Clivio è oggi un vocabolo colto e ricercato e tuttavia nell'immaginario contemporaneo diventa il dolce pendio della nostalgia fra il grigio argenteo dei salici e il suono delle arpe di verdiana memoria… Al contrario, in Dante, il clivo evoca un'immagine di positiva appagante serenità che sottende la presenza e la compenetrazione fra Dio e il Creato… Ce lo ricorda in questo prezioso saggio, Giulio Gino Rizzo, che ci guida nel riannodare le fila del percorso del sapere e ci invita a ripercorrere il senso e la via della bellezza di un'immagine quasi perduta che si condensa, quasi nascondendosi, in una parola: una parola, usata una sola volta da Dante nella Commedia, perché rivolta e riferita al Creatore… L'Autore – artista che si cela sotto lo pseudonimo di Giulio Repulino – ci regala, infatti, tre sue opere inedite riferite alle tre cantiche divine che ripropongono, nella gradazione delle densità cromatiche e nella ricerca della fluida mobilità dell'immagine, il tema dell'ascesa, della liberazione dalla materia e della conquista dell'immensità celeste in cui tutto è lieve, soave, acquietante e appagante. Un dono colto e raffinato che introduce al grande campo dell'illustrazione della Divina Commedia, cui ogni epoca ha dato un suo specifico contributo, e che Rizzo, in questa sua lettura morfologica, non solo non ha ignorato, ma ha affrontato con una straordinaria capacità di sintesi in cui emergono la sensibilità dell'artista e il rigore appassionato dello studioso.
Dall'introduzione di Mariella Zoppi

…Il canto si apre con l'immagine di Beatrice descritta, attraverso la metafora del sole, come colei che non solo ha scaldato d'amore il suo petto in età giovanile, ma ora lo illumina anche con la sua dottrina. Il poeta alza il capo per rivolgersi alla donna, ma viene rapito da una visione: vede delle figure di spiriti pronti a parlare, talmente evanescenti da sembrargli il riflesso di un'immagine in acque limpide e calme. Giulio Repulino illustra con forte afflato lirico la visione dantesca, offrendo un codice spazio-temporale astratto, che immerge il riguardante in spazi eterei e lo pone dinnanzi ad essenze luminose ed evanescenti che, riflesse in un quieto specchio d'acqua, sembrano concretizzarsi all'improvviso davanti agli occhi. Il dipinto è di forte impatto comunicativo ed emozionale: l'artista mira più a ricreare l'atmosfera presente nell'opera di Dante che la sua natura illustrativa, ottenendo cosí un'indipendenza rappresentativa dalle precedenti opere ispirate alla “Divina Commedia”. Il lirismo dell'arte di Repulino e la sua consueta capacità tecnica riportano in vita con potente forza evocativa le immagini diafane delle anime presenti nel primo cielo del Paradiso e il contesto di luce beata all'interno del quale esse sembrano fluttuare.
Dal commento del Paradiso di Veronica La Porta