Ambasciatore e Gentiluomo

...diplomatici in rosse catene 1944-1950



Autore:
Collana: Storia, Filosofia, Religione
Formato: 15 x 21 cm
Legatura: Filorefe
ISBN13: 9788849237542
ISBN10: 9788849237542
Ub.int: T402F V23d V23c

Anno di edizione:
Pagine: 128

Contenuto: Manlio Brosio (Torino, 10 luglio 1897-14 marzo 1980)
Già vicino a Gobetti, nell'immediato dopoguerra assume brevi incarichi di Governo come Ministro senza portafoglio, Vice Presidente del Consiglio e Ministro della Guerra, rispettivamente nei Governi Bonomi, Parri e De Gasperi. Accetta la nomina ad Ambasciatore a Mosca, propostagli da Nenni, per la viva curiosità che nutre per un mondo ed un Paese che ha svolto un ruolo determinante nella sconfitta del nazismo. Nella sua lunga esperienza diplomatica di Ambasciatore a Londra (1952-1954), a Washington (1955-1961), a Parigi (1961-1964), e di Segretario Generale della NATO (1964-1971), Mosca è la prima tappa. Dopo l'arrivo in URSS, nel febbraio '47, difende per un tratto la propria originaria ispirazione neutralista, contraria ad una scelta atlantica cui si convertirà invece progressivamente, sino a divenirne emblematico rappresentante, negli anni del suo molto apprezzato esercizio delle funzioni di Segretario Generale della NATO. A Mosca, Brosio deve subito confrontarsi al problema dell'assoluto silenzio osservato dai sovietici sulla sorte degli oltre 60mila militari italiani mancanti all'appello, dopo il rimpatrio nel 1946 di circa 21mila prigionieri. Attorno a tale nodo di capitale importanza, gravitano altri contenziosi, rilevanti per l'estrema gravità degli illeciti internazionali in cui si concretano. Tra di essi la detenzione, in violazione dei principi-base del Diritto Internazionale, dei diplomatici membri delle Legazioni della R.S.I. formalmente accreditati dal settembre '43 presso gli allora legittimi Governi di Bucarest e Sofia, ma sequestrati dall'Armata Rossa tra l'agosto ed il settembre '44 e detenuti a Mosca da anni, in condizioni di totale isolamento dal mondo e senza che le Autorità italiane ottengano informazioni sulle loro condizioni di semplici “ostaggi” nelle mani di uno Stato “vincitore” intenzionato ad avvalersene, a tempo debito, come merce di scambio nei confronti dello Stato “vinto” cui le vittime appartengono. Dalla dettagliata ricostruzione della faticosa stagione negoziale attraverso cui Brosio perviene alla loro liberazione, emerge non soltanto la personalità di un capace ed ammirevole servitore dello Stato, ma anche quella di un gentiluomo dalle ineguagliabili doti umane, testimoniate anche dai suoi “Diari di Mosca”, preziosa fonte rivelatrice di tutto quanto sotteso, alla altrimenti anodina prosa burocratica, in termini di intensa partecipazione umana di questo grande Ambasciatore alla drammatica vicenda dei diplomatici della R.S.I. per lunghi anni languenti nelle galere sovietiche.

Ugo G. de Mohr è nato a Bruxelles nel 1940. Capitano dell'Aeronautica. Diplomatico. Ha maturato per lunghi anni vasta esperienza nel settore della sicurezza, come Capo “Ufficio Controllo Armamenti e Disarmo” del M.A.E.; Primo Consigliere della Rappresentanza d'Italia presso la NATO; Capo “Ufficio NATO” del M.A.E.; Responsabile del servizio “Non Proliferazione” del MAE e Capo delle Delegazioni Interministeriali Italiane nei fori Internazionali deputati al controllo sulle esportazioni dei materiali sensibili, a duplice uso civile e militare. Ha servito come Console d'Italia in Turchia; Vice Rappresentante Permanente d'Italia presso il Consiglio d'Europa; Consigliere ed Incaricato d'Affari in Albania. È stato Ambasciatore d'Italia in Mozambico, Swaziland e Finlandia.